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DettagliI Cavalieri degli Infernot - Un romanzo di 448 che ha la finalità di promuovere il territorio Unesco "Il Monferrato degli Infernot". Si narra di un leggiadro galoppo di cavalieri attraverso uno dei più suggestivi angoli del Piemonte, di una dolce monaca trasformata in duchessa dal destino, di un buio infernot custode di una misteriosa scultura ornata da un nodo speciale e di una bella dama incontrata in una magica sera di tardo autunno. Si narra anche di sottili profili di colline che sfumano dolcemente verso l'orizzonte, di piccoli borghi di cantoni adagiati sui crinali, di verdi vigneti e di preziosi tesori riemersi dall'oblio. Alla fine del loro lungo viaggio, per i cavalieri nulla potrà più essere come prima e tutto tornerà a coincidere con il glorioso passato, testimone fedele di nobili tradizioni legate alla vite e al vino e dell'interazione dell'uomo con il suo ambiente. Con la prenotazione riceverai una copia del libro in edizione speciale e numerata, con con una dedica personale dell'autore. Inoltre, il tuo nome comparirà sul volume nell'elenco di ci ha contribuito al progetto.

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I Cavalieri degli Infernot

432 pagine tra sogni e realtà sul
"Monferrato degli Infernot"

Si può sognare di cambiare il destino di un territorio tramite la valorizzazione del suo vino? O sarebbe meglio fare il contrario, sognare di cambiare il destino di un vino tramite la valorizzazione del suo territorio?

IL DOVE
In 30 anni, nel solo "Monferrato degli Infernot", si è persa il 48% della superficie vitata, l'equivalente di quasi milleottocento campi da calcio grandi come lo stadio Meazza di San Siro a Milano.

Per l'Unesco "I paesaggi culturali dei vigneti piemontesi forniscono un'eccezionale testimonianza vivente delle tradizioni viticole e vitivinicole e un esempio eccezionale dell'interazione dell'uomo con il suo ambiente naturale".
Il Monferrato degli Infernot è stato scelto in base "alla presenza di una tipologia di architettura sotterranea unica ed estremamente preziosa: l'infernot, scolpito nella Pietra da Cantone, che caratterizza la zona dal punto di vista geologico". E' un territorio di straordinaria bellezza, fatto di dolci colline e piccoli borghi caratteristici... in gran parte ancora incontaminato. Ed è proprio in questo splendido luogo che ha abitato Vittorio e dove ha avuto inizio la sua audace sfida.

IL COME
Tutti i grandi territori sono diventati tali per opera di grandi uomini... ripeteva continuamente a Vittorio il dottor Tinala.

Si... ma Vittorio dove poteva pensare di trovare i grandi uomini in grado di stravolgere il destino di un territorio? Uomini al pari di quelli del passato che avevano reso importante il suo territorio: Ottavi, Lanza, Martinotti, Desana ecc.. Beh, come per magia, Vittorio ebbe la fortuna d'incontrarli durante il suo lungo viaggio... sarebbero poi diventati i Cavalieri degli Infernot. Poco alla volta, grazie ai loro preziosi consigli il suo sogno incominciò a prendere sempre più forma, fino a trasformarsi in un ambizioso progetto. Una scultura trovata in un buio infernot gli fu d'ispirazione e come d'istinto cercò di decifrare il messaggio di quella Duchessa Caterina. Poi, quando, il signor Tropientosa gli parlò di Ottavi e della Cattedre Ambulanti di fine '800... si convinse definitivamente... il suo "come" sarebbe stato un incontro con i produttori del "Monferrato degli Infernot". Un proposito ambizioso, forse utopistico... voleva illustrare le sue idee a persone molto più competenti di lui e renderli gli attori della rinascita del Monferrato degli Infernot. La posta in gioco era altissima ma per Vittorio, non era ormai più possibile tirarsi indietro...

LA DELUSIONE
Seduto sull'erba, Vittorio osservò a lungo il malinconico casòt abbandonato. In quel momento s'immedesimò in quella piccola costruzione... era come se ormai si sentisse anche lui inutile.

Eppure il signor Jaga glielo aveva ripetuto più d'una volta: "Vittorio, non piangerti addosso". Lui, invece, l'esito di quella riunione l'assimilò come una vera e propria sconfitta a livello personale. Con sua moglie Maria Adelaide, decise quindi di trasferirsi in un piccolo borgo di pescatori lontano da tutti. Nei dieci anni successivi, si disinteressò di qualsiasi vicenda inerente al suo territorio e troncò quasi tutti i rapporti con le persone che conosceva... anche con i Cavalieri degli Infernot e con la loro Dama Rosina...

IL RITORNO IN MONFERRATO
D'altro canto, però, dopo così tanti anni, non presentarsi a quell'appuntamento avrebbe significato chiudere definitivamente con una parte importante della sua vita. Inconsciamente, invece, quella non era mai stata la sua intenzione.

Quello che aveva sempre fatto paura a Vittorio era l'ipotesi d'appurare che i suoi pensieri non avessero trovato un riscontro pratico. A complicare ulteriormente la situazione, inoltre, si aggiungeva anche la paura del ricordo di Rosina... E se avesse ricominciato a pensare ai loro incontri? Aveva impiegato molto tempo per metabolizzare quanto fosse successo e non voleva certamente ricominciare tutto da capo. Eppure... accettò l'invito e decise di tornare nel territorio che aveva tanto amato e che, forse, amava ancora. Come l'avrebbe effettivamente trovato, però, Vittorio non poteva di sicuro immaginarlo...

I PERSONAGGI
I Cavalieri degli Infernot. Vi proponiamo, per interpretare al meglio il Romanzo, una breve descrizione dei personaggi e delle loro avventure.

Il dottor Tinala

Vittorio l'ha conosciuto tramite il suo amico Bernard. Il dottor Tinala è uno scienziato del vino ormai conosciuto in tutto il mondo. Tra i suoi prestigiosi clienti, ci sono molti dei più celebri produttori del Piemonte, d'Italia, ma anche di altri paesi: Francia, Georgia, Svizzera e Cile. Per Vittorio, il dottor Tinala è una figura importantissima, quasi un suo mentore.

«A differenza di altre zone, nel nostro territorio la candidatura non è arrivata dal vino ma dagli infernot... e non solo quelli scavati nella Pietra da cantoni», proseguì il dottor Tinala. «Solo gli infernot ci rendono unici in tutto il mondo. Ad oggi, abbiamo sottovalutato il potenziale di questo riconoscimento ma la strada giusta è partire proprio da esso»

Il signor Jaga

Il signor Jaga è uno dei più importanti produttori di vino del Piemonte. I suoi vini sono presenti in tutte le carte dei più rinomati ristoranti internazionali. Vittorio ha avuto il coraggio di parlargli insieme durante una cena organizzata al ristorante La Chiave del Vento con il dottor Tinala. L'esempio di come il signor Jaga abbia contribuito a cambiare le sorti del suo paese Barbaresco, per Vittorio rappresenta un riferimento da seguire.

«Sai qual è secondo me il tuo problema?», chiese non lasciando a Vittorio neanche il tempo di ragionare su una risposta che avesse un minimo di senso. «È che ti piangi addosso. Tu pensi veramente che per me sia stato facile all'inizio degli anni Sessanta?» «No signor Jaga... io non mi permetterei mai», rispose Vittorio impacciato. «Pensi che quando ho acquistato quelli che una volta erano dei pascoli o dei campi seminati a grano avessi tutti dalla mia parte, la gente, gli amministratori e gli altri produttori?», continuò a domandare il signor Jaga. «Bene, sappi che mi ci sono voluti molti anni per convincere la gente che non fossi pazzo con la potatura corta, i diradamenti dell'uva, i prezzi alti e quant'altro. Tutte cose che a Barbaresco non si erano mai viste prima. Non solo nessuno le aveva mai fatte, ma non le aveva mai neanche pensate»

Maria Adelaide

E' la moglie di Vittorio. Ormai si conoscono da più di quindici anni e la sua figura è di vitale importanza per l'audace progetto di Vittorio. A tutti gli effetti, è la sua vera guida, anche quando lo critica.... o fa finta di nulla sulle innumerevoli idee del marito.

«È fantastico!», esclamò Maria Adelaide. «Non possiamo proprio mancare», proseguì senza dare a Vittorio il tempo di replicare. «Sono contenta di ritornare a casa con te. Quando ti accorgerai di com'è cambiato il paese ne rimarrai sorpreso» Vittorio, al contrario, non sembrò del tutto convinto. «Mah... vedremo Maria Adelaide...». «Adesso pensiamo alle nostre acciughe», aggiunse dando l'impressione di voler cambiare discorso per non pensare a un suo ipotetico ritorno in Piemonte.

Rosina

E' una bella ragazza incontrata per caso una sera al Bar Cavour di Torino. Per certi versi, è una figura misteriosa e Vittorio non è mai più riuscito a darsi pace per quello che è capitato tra di loro...

«In ogni caso, comunque vada, per me è stato un onore e un piacere collaborare con te a questo progetto. Ho imparato tante cose e ho iniziato a considerare il vino sotto un punto di vista che non avrei mai potuto neanche immaginare. Vittorio... ci tengo molto a ringraziarti» «Per quale motivo dici così Rosina? È come se per te quest'avventura finisse qui con questo disciplinare», replicò Vittorio impaurito dalle sue parole. «Abbiamo ancora tante cose da fare insieme, prima di tutto convincere i produttori durante la riunione», continuò a riflettere con un nodo in gola. «Io non riuscirei mai ad affrontarli da solo senza il tuo sostegno»

Amedeo

E' l'amico di sempre... Vittorio è Amedeo si conoscono fin da piccoli. Le loro differenze caratteriali e i loro continui battibecchi, non hanno mai scalfito il loro rapporto. Amedeo lavora a Torino ma, come Vittorio, porta nel cuore il Monferrato.

Per Vittorio era come vivere in un incubo. Non riusciva a capacitarsi di come Amedeo avesse già potuto dimenticare quell'incontro. Oltretutto, lui aveva anche fatto degli apprezzamenti su Rosina. «Maledetto telefono!», esclamò. Non poteva neanche fargli leggere tutti i messaggi che si era scambiato con lei. «Dai Amedeo... quella sera... nella vineria di Cella Monte. Hai anche ironizzato davanti a Maria Adelaide sulla Bella Rosina. Non ti ricordi?», cercò d'insistere nel tentativo di fargli tornare la memoria. «Cosa centra Vittorio Emanuele II adesso? Vittorio basta! Comportati da uomo. Vai a quella scrivania, prendi il microfono e inizia a parlare», replicò Amedeo spazientito. «Vedrai che andrà tutto bene!»

Il professore Balmas

E' il professore del liceo, un uomo di straordinaria cultura che durante le lezioni recitava la Divina Commedia di Dante a memoria. Vittorio gli ha chiesto un aiuto per decifrare la misteriosa Pietra ritrovata in un infernot. Ma il professore Balmas, risulterà prezioso anche per molto altro...

«Proprio per questo... ti chiedo se puoi dirmi a quanti amici o turisti del tuo paese hai consigliato di visitare questo tesoro» La domanda del professore Balmas colse Vittorio alla sprovvista. Pensandoci bene, si rese conto di non aver mai considerato la Sinagoga come una possibile meta turistica. «In realtà a nessuno professore Balmas» «Allora tienilo bene a mente. Invece di lamentarti sempre che il Monferrato ha poco da offrire, cerca di sfruttare quanto di bello esista», lo ammonì. «Vittorio, prima di parlare e di lamentarsi bisogna conoscere. Ricordatelo sempre», continuò con quello che aveva tutta l'aria di essere un rimprovero.

Il professore Nigofre

E' un luminario nel mondo dell'enologia, una persona di riferimento anche per il dottor Tinala. Vittorio è stato proprio dal professor Nigrofe che ha imparato cosa voglia dire "lavorare al concetto di territorio" e "passare dall'indicazione del vitigno a quella del vigneto".

«All’inizio del ‘900, il Piemonte era la prima regione italiana in termini di superficie vitata con centodiciassette mila ettari. Oggi è in sesta posizione con poco più di quaranta mila ettari», spiegò il professore Nigofre. «Specie con i vini rossi, sarà necessario lavorare sul concetto di territorio. Bisogna passare dall’indicazione del vitigno a quella di vigna. Solo in questo modo è possibile proteggere e valorizzare il nome. Per esempio, il Barbera viene ormai coltivato anche in Sud America. Noi dobbiamo incominciare a vendere cultura e territorio», concluse il professore Nigofre dopo poco più di mezz'ora d'intervento.

Il signor Tropientosa

Anche il signor Tropientosa Vittorio l'ha conosciuto grazie al suo amico Bernard. Vittorio lo considera quasi come un cantastorie e ha sempre tratto molti spunti dai suoi racconti. E' stato lui a spiegargli una possibile strada per raccontare alle persone le sue idee sul Monferrato degli Infernot. La lettura del libro "I Segreti di don Rebo" di Ottavi, è stato il punto di svolta...

«E cosa dovrei fare secondo lei?» «Non saprei.. forse devi solo trovare il modo giusto. Ci vorrebbero ancora le cattedre ambulanti», fantasticò il signor Tropientosa parlando di qualcosa che Vittorio non conosceva affatto. «Le cattedre ambulanti?», domandò perplesso. «E cosa sono?» «Si, proprio quelle. Quando le scuole non erano accessibili a tutti, specie nelle campagne, c'era qualcuno che andava a fare le lezioni nei paesi dei contadini», spiegò. «A volte nelle scuole stesse, in altri casi nei circoli, ma anche nelle piazze. È stato uno strumento di divulgazione della conoscenza straordinario»

Il signor Vaba

Il signor Vaba è un altro prestigioso produttore del Monferrato, ma anche delle Langhe. Fin da quando Vittorio l'ha conosciuto, i suoi preziosi consigli su come valorizzare il Monferrato sono stati fondamentali. Proprio dalle denominazioni dei spumanti Metodo Martinotti e Metodo Classico, Vittorio ha incominciato a fantasticare su una nuova denominazione di vini per il Monferrato degli Infernot.

«Intendevo dire in etichetta... riportare il nome della vigna» «Ah... adesso ho capito. Però, non saprei Vittorio, penso che il discorso sia molto complesso», esordì il signor Vaba. «Molto probabilmente, qui da noi avrebbe poco senso. Manca la cultura per un approccio simile» «Oltretutto, quello che mi spaventerebbe e se il discorso del vigneto fosse associato a quello della qualità di un vino», aggiunse il signor Vaba. «Per quale motivo proprio alla qualità?», domandò Vittorio. «Per il semplice motivo che se passasse il concetto che i vini migliori sono tali solo se provengono da un singolo vigneto, sarebbe penalizzato chi fa le cose seriamente ma utilizza le uve di più vigneti»

Elloscarma e Nonterco

Sono altri due fasmosissimi produttori di vino delle Langhe. Rappresentano due bandiere per il vino italiano nel mondo. Vittorio ha avuto l'onore di visitare i loro prestigiosi vigneti in compagnia del dottor Tinala e... è stato amore a prima vista.

Caroline

Originaria di Parigi, ha lavorato nel mondo della moda per molti anni prima di trasferirsi in Monferrato. E' una signora di classe, sempre allegra, che ha ispirato Vittorio facendogli comprendere come il suo territorio non fosse da mento rispetto ad altri molto più blasonati. L'accomuna a Vittorio la passione per la Costa Smeralda e per l'avvocato Ricciardi...

«Caro Vittorio», gli aveva detto... si perché Caroline riusciva in modo naturale a prendere immediatamente confidenza con chiunque avesse davanti. «Ho frequentato la Costa Smeralda, l'Aga Khan e l'avvocato Ricciardi per molti anni», rispose. «Ma davvero?» «Bien sûr Vittorio. L'avvocato Ricciardi era anche mio padrino», aveva concluso lasciando Vittorio come pietrificato.

L'architetto Ninzamo

Sembre di bella presenza, ha avvicinato Vittorio a uno stile che inizialmente non sentiva suo... La sua visione e le sue idee, si sono rivelate invece lungimiranti.

«Posso farti una domanda Vittorio?» «Certo che può... ci mancherebbe altro» «Sei così convinto di aprire questo locale?», domandò. «Come suggerisce anche Maria Adelaide, forse in paese non c'è ne bisogno... in fin dei conti non siamo ancora una località turistica e una vineria già esiste» «Può essere», esordì Vittorio con tono deciso. «Giunti a questo punto, però, ritengo che dobbiamo dare un segnale forte. Non possiamo sperare nell'arrivo dei turisti senza avere abbastanza attività per accoglierli. Immaginare altre vetrine nel centro del borgo, illuminate di sera, almeno per me sarebbe bellissimo».

Bernard

E' un caro amico di Vittorio... sempre presente nei momenti di bisogno. Anche lui, è un sognatore e vorrebbe vedere trasformato il suo amato Monferrato.

«Vittorio non ti voglio fare nessun rimprovero sulla tua assenza. Desidero solo bere un buon bicchiere di vino con te», esordì Bernard impugnando una bottiglia. «Dai Marine... siediti due minuti con noi» «Va bene Vittorio, ma non di più perché l'hotel è pieno di gente. Capita così tutti gli anni con il Jezz:Re:Found» Bernard portò tre calici in tavola e aprì una bottiglia del signor Elloscarma, un Monferrato Infernot Vigna Prera. «Hai già visto il casòt del dottor Tinala?», gli domandò Marine. «Si, è bellissimo. L'ho visto arrivando qui a Moleto» «Moleto è cambiato molto ma la sua anima è sempre la stessa. I tanti turisti non gli hanno fatto perdere la sua semplicità», intervenne Bernard.

Il signor Rolaga

E' un cuoco fasmoso delle Langhe. La sua storia di successo, caratterizzata da un inizio particolarmente difficile, è sempre stata una fonte d'ispirazione per Vittorio...

«Ecco qui, mille euro come prestabilito» «Ma come? E le tre...ehm...bottiglie», chiese impacciato Vittorio. Com'era possibile che il signor Laroga si fosse dimenticato di quelle tre bottiglie così costose? «La parola è parola Vittorio, non ti preoccupare. Ciò che conta e che tu sia contento della serata», lo rassicurò il signor Laroga dopo aver intuito il suo disagio. Visibilmente imbarazzato, Vittorio lo ringraziò con una forte stretta di mano e un timido abbraccio. Anche in seguito, però, rimase sempre nel dubbio di chi avesse poi pagato il resto del conto. Non scoprì mai se fosse stato lo stesso signor Laroga, il dottor Tinala o il signor Jaga. Ogni volta che lo chiese, infatti, tutti e tre rimasero sempre sul vago.

L'ingegnere Ghettisnama

Vittorio l'ha conosciuto tramite il dottor Tinala durante una cena di gala. E' un vero e proprio disegnatore del territorio.... una figura fondamentale per il progetto di Vittorio.

«Buonasera a tutti e grazie per l'accoglienza», esordì l'ingegnere Ghettisnama. «In vita mia ho già fatto molte mappe, in Italia e all'estero. Devo però confessarvi che in questo caso lavoro è stato particolarmente complicato. Questo perché, in sostanza, molti dei toponimi storici di queste colline erano andati perduti e non comparivano neanche nelle mappe più vecchie. La ricerca è stata molto lunga e senza l'aiuto degli anziani di questi luoghi, non sarei mai riuscito a portare a termine il lavoro. Detto questo, però, si è trattato di uno dei lavori più interessanti che abbia mai fatto. Ricostruire la storia di queste colline, per me ha significato riportarle in vita valorizzandole nel miglior modo possibile»

I VIGNETI DELLA VALLE GHENZA 2001-2019
Estirpati-Mantenuti-Nuovi

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432 pagine tra sogni e realtà sul
"Monferrato degli Infernot"


Si può sognare di cambiare il destino di un territorio tramite la valorizzazione del suo vino?
O sarebbe meglio fare il contrario, sognare di cambiare il destino di un vino tramite la valorizzazione del suo territorio?

IL DOVE
In 30 anni, nel solo "Monferrato degli Infernot", si è persa il 48% della superficie vitata, l'equivalente di quasi milleottocento campi da calcio grandi come lo stadio Meazza di San Siro a Milano.

Per l'Unesco "I paesaggi culturali dei vigneti piemontesi forniscono un'eccezionale testimonianza vivente delle tradizioni viticole e vitivinicole e un esempio eccezionale dell'interazione dell'uomo con il suo ambiente naturale".
Il Monferrato degli Infernot è stato scelto in base "alla presenza di una tipologia di architettura sotterranea unica ed estremamente preziosa: l'infernot, scolpito nella Pietra da Cantone, che caratterizza la zona dal punto di vista geologico". E' un territorio di straordinaria bellezza, fatto di dolci colline e piccoli borghi caratteristici... in gran parte ancora incontaminato. Ed è proprio in questo splendido luogo che ha abitato Vittorio e dove ha avuto inizio la sua audace sfida.

IL COME
Tutti i grandi territori sono diventati tali per opera di grandi uomini... ripeteva continuamente a Vittorio il dottor Tinala.

Si... ma Vittorio dove poteva pensare di trovare i grandi uomini in grado di stravolgere il destino di un territorio? Uomini al pari di quelli del passato che avevano reso importante il suo territorio: Ottavi, Lanza, Martinotti, Desana ecc.. Beh, come per magia, Vittorio ebbe la fortuna d'incontrarli durante il suo lungo viaggio... sarebbero poi diventati i Cavalieri degli Infernot. Poco alla volta, grazie ai loro preziosi consigli il suo sogno incominciò a prendere sempre più forma, fino a trasformarsi in un ambizioso progetto. Una scultura trovata in un buio infernot gli fu d'ispirazione e come d'istinto cercò di decifrare il messaggio di quella Duchessa Caterina. Poi, quando, il signor Tropientosa gli parlò di Ottavi e della Cattedre Ambulanti di fine '800... si convinse definitivamente... il suo "come" sarebbe stato un incontro con i produttori del "Monferrato degli Infernot". Un proposito ambizioso, forse utopistico... voleva illustrare le sue idee a persone molto più competenti di lui e renderli gli attori della rinascita del Monferrato degli Infernot. La posta in gioco era altissima ma per Vittorio, non era ormai più possibile tirarsi indietro...

LA DELUSIONE
Seduto sull'erba, Vittorio osservò a lungo il malinconico casòt abbandonato. In quel momento s'immedesimò in quella piccola costruzione... era come se ormai si sentisse anche lui inutile.

Eppure il signor Jaga glielo aveva ripetuto più d'una volta: "Vittorio, non piangerti addosso". Lui, invece, l'esito di quella riunione l'assimilò come una vera e propria sconfitta a livello personale. Con sua moglie Maria Adelaide, decise quindi di trasferirsi in un piccolo borgo di pescatori lontano da tutti. Nei dieci anni successivi, si disinteressò di qualsiasi vicenda inerente al suo territorio e troncò quasi tutti i rapporti con le persone che conosceva... anche con i Cavalieri degli Infernot e con la loro Dama Rosina...

IL RITORNO IN MONFERRATO
D'altro canto, però, dopo così tanti anni, non presentarsi a quell'appuntamento avrebbe significato chiudere definitivamente con una parte importante della sua vita. Inconsciamente, invece, quella non era mai stata la sua intenzione.

Quello che aveva sempre fatto paura a Vittorio era l'ipotesi d'appurare che i suoi pensieri non avessero trovato un riscontro pratico. A complicare ulteriormente la situazione, inoltre, si aggiungeva anche la paura del ricordo di Rosina... E se avesse ricominciato a pensare ai loro incontri? Aveva impiegato molto tempo per metabolizzare quanto fosse successo e non voleva certamente ricominciare tutto da capo. Eppure... accettò l'invito e decise di tornare nel territorio che aveva tanto amato e che, forse, amava ancora. Come l'avrebbe effettivamente trovato, però, Vittorio non poteva di sicuro immaginarlo...

I PERSONAGGI
I Cavalieri degli Infernot. Vi proponiamo, per interpretare al meglio il Romanzo, una breve descrizione dei personaggi e delle loro avventure.

Il dottor Tinala

Vittorio l'ha conosciuto tramite il suo amico Bernard. Il dottor Tinala è uno scienziato del vino ormai conosciuto in tutto il mondo. Tra i suoi prestigiosi clienti, ci sono molti dei più celebri produttori del Piemonte, d'Italia, ma anche di altri paesi: Francia, Georgia, Svizzera e Cile. Per Vittorio, il dottor Tinala è una figura importantissima, quasi un suo mentore.

«A differenza di altre zone, nel nostro territorio la candidatura non è arrivata dal vino ma dagli infernot... e non solo quelli scavati nella Pietra da cantoni», proseguì il dottor Tinala. «Solo gli infernot ci rendono unici in tutto il mondo. Ad oggi, abbiamo sottovalutato il potenziale di questo riconoscimento ma la strada giusta è partire proprio da esso»

Il signor Jaga

Il signor Jaga è uno dei più importanti produttori di vino del Piemonte. I suoi vini sono presenti in tutte le carte dei più rinomati ristoranti internazionali. Vittorio ha avuto il coraggio di parlargli insieme durante una cena organizzata al ristorante La Chiave del Vento con il dottor Tinala. L'esempio di come il signor Jaga abbia contribuito a cambiare le sorti del suo paese Barbaresco, per Vittorio rappresenta un riferimento da seguire.

«Sai qual è secondo me il tuo problema?», chiese non lasciando a Vittorio neanche il tempo di ragionare su una risposta che avesse un minimo di senso. «È che ti piangi addosso. Tu pensi veramente che per me sia stato facile all'inizio degli anni Sessanta?» «No signor Jaga... io non mi permetterei mai», rispose Vittorio impacciato. «Pensi che quando ho acquistato quelli che una volta erano dei pascoli o dei campi seminati a grano avessi tutti dalla mia parte, la gente, gli amministratori e gli altri produttori?», continuò a domandare il signor Jaga. «Bene, sappi che mi ci sono voluti molti anni per convincere la gente che non fossi pazzo con la potatura corta, i diradamenti dell'uva, i prezzi alti e quant'altro. Tutte cose che a Barbaresco non si erano mai viste prima. Non solo nessuno le aveva mai fatte, ma non le aveva mai neanche pensate»

Maria Adelaide

E' la moglie di Vittorio. Ormai si conoscono da più di quindici anni e la sua figura è di vitale importanza per l'audace progetto di Vittorio. A tutti gli effetti, è la sua vera guida, anche quando lo critica.... o fa finta di nulla sulle innumerevoli idee del marito.

«È fantastico!», esclamò Maria Adelaide. «Non possiamo proprio mancare», proseguì senza dare a Vittorio il tempo di replicare. «Sono contenta di ritornare a casa con te. Quando ti accorgerai di com'è cambiato il paese ne rimarrai sorpreso» Vittorio, al contrario, non sembrò del tutto convinto. «Mah... vedremo Maria Adelaide...». «Adesso pensiamo alle nostre acciughe», aggiunse dando l'impressione di voler cambiare discorso per non pensare a un suo ipotetico ritorno in Piemonte.

Rosina

E' una bella ragazza incontrata per caso una sera al Bar Cavour di Torino. Per certi versi, è una figura misteriosa e Vittorio non è mai più riuscito a darsi pace per quello che è capitato tra di loro...

«In ogni caso, comunque vada, per me è stato un onore e un piacere collaborare con te a questo progetto. Ho imparato tante cose e ho iniziato a considerare il vino sotto un punto di vista che non avrei mai potuto neanche immaginare. Vittorio... ci tengo molto a ringraziarti» «Per quale motivo dici così Rosina? È come se per te quest'avventura finisse qui con questo disciplinare», replicò Vittorio impaurito dalle sue parole. «Abbiamo ancora tante cose da fare insieme, prima di tutto convincere i produttori durante la riunione», continuò a riflettere con un nodo in gola. «Io non riuscirei mai ad affrontarli da solo senza il tuo sostegno»

Amedeo

E' l'amico di sempre... Vittorio è Amedeo si conoscono fin da piccoli. Le loro differenze caratteriali e i loro continui battibecchi, non hanno mai scalfito il loro rapporto. Amedeo lavora a Torino ma, come Vittorio, porta nel cuore il Monferrato.

Per Vittorio era come vivere in un incubo. Non riusciva a capacitarsi di come Amedeo avesse già potuto dimenticare quell'incontro. Oltretutto, lui aveva anche fatto degli apprezzamenti su Rosina. «Maledetto telefono!», esclamò. Non poteva neanche fargli leggere tutti i messaggi che si era scambiato con lei. «Dai Amedeo... quella sera... nella vineria di Cella Monte. Hai anche ironizzato davanti a Maria Adelaide sulla Bella Rosina. Non ti ricordi?», cercò d'insistere nel tentativo di fargli tornare la memoria. «Cosa centra Vittorio Emanuele II adesso? Vittorio basta! Comportati da uomo. Vai a quella scrivania, prendi il microfono e inizia a parlare», replicò Amedeo spazientito. «Vedrai che andrà tutto bene!»

Il professore Balmas

E' il professore del liceo, un uomo di straordinaria cultura che durante le lezioni recitava la Divina Commedia di Dante a memoria. Vittorio gli ha chiesto un aiuto per decifrare la misteriosa Pietra ritrovata in un infernot. Ma il professore Balmas, risulterà prezioso anche per molto altro...

«Proprio per questo... ti chiedo se puoi dirmi a quanti amici o turisti del tuo paese hai consigliato di visitare questo tesoro» La domanda del professore Balmas colse Vittorio alla sprovvista. Pensandoci bene, si rese conto di non aver mai considerato la Sinagoga come una possibile meta turistica. «In realtà a nessuno professore Balmas» «Allora tienilo bene a mente. Invece di lamentarti sempre che il Monferrato ha poco da offrire, cerca di sfruttare quanto di bello esista», lo ammonì. «Vittorio, prima di parlare e di lamentarsi bisogna conoscere. Ricordatelo sempre», continuò con quello che aveva tutta l'aria di essere un rimprovero.

Il professore Nigofre

E' un luminario nel mondo dell'enologia, una persona di riferimento anche per il dottor Tinala. Vittorio è stato proprio dal professor Nigrofe che ha imparato cosa voglia dire "lavorare al concetto di territorio" e "passare dall'indicazione del vitigno a quella del vigneto".

«All’inizio del ‘900, il Piemonte era la prima regione italiana in termini di superficie vitata con centodiciassette mila ettari. Oggi è in sesta posizione con poco più di quaranta mila ettari», spiegò il professore Nigofre. «Specie con i vini rossi, sarà necessario lavorare sul concetto di territorio. Bisogna passare dall’indicazione del vitigno a quella di vigna. Solo in questo modo è possibile proteggere e valorizzare il nome. Per esempio, il Barbera viene ormai coltivato anche in Sud America. Noi dobbiamo incominciare a vendere cultura e territorio», concluse il professore Nigofre dopo poco più di mezz'ora d'intervento.

Il signor Tropientosa

Anche il signor Tropientosa Vittorio l'ha conosciuto grazie al suo amico Bernard. Vittorio lo considera quasi come un cantastorie e ha sempre tratto molti spunti dai suoi racconti. E' stato lui a spiegargli una possibile strada per raccontare alle persone le sue idee sul Monferrato degli Infernot. La lettura del libro "I Segreti di don Rebo" di Ottavi, è stato il punto di svolta...

«E cosa dovrei fare secondo lei?» «Non saprei.. forse devi solo trovare il modo giusto. Ci vorrebbero ancora le cattedre ambulanti», fantasticò il signor Tropientosa parlando di qualcosa che Vittorio non conosceva affatto. «Le cattedre ambulanti?», domandò perplesso. «E cosa sono?» «Si, proprio quelle. Quando le scuole non erano accessibili a tutti, specie nelle campagne, c'era qualcuno che andava a fare le lezioni nei paesi dei contadini», spiegò. «A volte nelle scuole stesse, in altri casi nei circoli, ma anche nelle piazze. È stato uno strumento di divulgazione della conoscenza straordinario»

Il signor Vaba

Il signor Vaba è un altro prestigioso produttore del Monferrato, ma anche delle Langhe. Fin da quando Vittorio l'ha conosciuto, i suoi preziosi consigli su come valorizzare il Monferrato sono stati fondamentali. Proprio dalle denominazioni dei spumanti Metodo Martinotti e Metodo Classico, Vittorio ha incominciato a fantasticare su una nuova denominazione di vini per il Monferrato degli Infernot.

«Intendevo dire in etichetta... riportare il nome della vigna» «Ah... adesso ho capito. Però, non saprei Vittorio, penso che il discorso sia molto complesso», esordì il signor Vaba. «Molto probabilmente, qui da noi avrebbe poco senso. Manca la cultura per un approccio simile» «Oltretutto, quello che mi spaventerebbe e se il discorso del vigneto fosse associato a quello della qualità di un vino», aggiunse il signor Vaba. «Per quale motivo proprio alla qualità?», domandò Vittorio. «Per il semplice motivo che se passasse il concetto che i vini migliori sono tali solo se provengono da un singolo vigneto, sarebbe penalizzato chi fa le cose seriamente ma utilizza le uve di più vigneti»

Elloscarma e Nonterco

Sono altri due fasmosissimi produttori di vino delle Langhe. Rappresentano due bandiere per il vino italiano nel mondo. Vittorio ha avuto l'onore di visitare i loro prestigiosi vigneti in compagnia del dottor Tinala e... è stato amore a prima vista.

Caroline

Originaria di Parigi, ha lavorato nel mondo della moda per molti anni prima di trasferirsi in Monferrato. E' una signora di classe, sempre allegra, che ha ispirato Vittorio facendogli comprendere come il suo territorio non fosse da mento rispetto ad altri molto più blasonati. L'accomuna a Vittorio la passione per la Costa Smeralda e per l'avvocato Ricciardi...

«Caro Vittorio», gli aveva detto... si perché Caroline riusciva in modo naturale a prendere immediatamente confidenza con chiunque avesse davanti. «Ho frequentato la Costa Smeralda, l'Aga Khan e l'avvocato Ricciardi per molti anni», rispose. «Ma davvero?» «Bien sûr Vittorio. L'avvocato Ricciardi era anche mio padrino», aveva concluso lasciando Vittorio come pietrificato.

L'architetto Ninzamo

Sembre di bella presenza, ha avvicinato Vittorio a uno stile che inizialmente non sentiva suo... La sua visione e le sue idee, si sono rivelate invece lungimiranti.

«Posso farti una domanda Vittorio?» «Certo che può... ci mancherebbe altro» «Sei così convinto di aprire questo locale?», domandò. «Come suggerisce anche Maria Adelaide, forse in paese non c'è ne bisogno... in fin dei conti non siamo ancora una località turistica e una vineria già esiste» «Può essere», esordì Vittorio con tono deciso. «Giunti a questo punto, però, ritengo che dobbiamo dare un segnale forte. Non possiamo sperare nell'arrivo dei turisti senza avere abbastanza attività per accoglierli. Immaginare altre vetrine nel centro del borgo, illuminate di sera, almeno per me sarebbe bellissimo».

Bernard

E' un caro amico di Vittorio... sempre presente nei momenti di bisogno. Anche lui, è un sognatore e vorrebbe vedere trasformato il suo amato Monferrato.

«Vittorio non ti voglio fare nessun rimprovero sulla tua assenza. Desidero solo bere un buon bicchiere di vino con te», esordì Bernard impugnando una bottiglia. «Dai Marine... siediti due minuti con noi» «Va bene Vittorio, ma non di più perché l'hotel è pieno di gente. Capita così tutti gli anni con il Jezz:Re:Found» Bernard portò tre calici in tavola e aprì una bottiglia del signor Elloscarma, un Monferrato Infernot Vigna Prera. «Hai già visto il casòt del dottor Tinala?», gli domandò Marine. «Si, è bellissimo. L'ho visto arrivando qui a Moleto» «Moleto è cambiato molto ma la sua anima è sempre la stessa. I tanti turisti non gli hanno fatto perdere la sua semplicità», intervenne Bernard.

Il signor Rolaga

E' un cuoco fasmoso delle Langhe. La sua storia di successo, caratterizzata da un inizio particolarmente difficile, è sempre stata una fonte d'ispirazione per Vittorio...

«Ecco qui, mille euro come prestabilito» «Ma come? E le tre...ehm...bottiglie», chiese impacciato Vittorio. Com'era possibile che il signor Laroga si fosse dimenticato di quelle tre bottiglie così costose? «La parola è parola Vittorio, non ti preoccupare. Ciò che conta e che tu sia contento della serata», lo rassicurò il signor Laroga dopo aver intuito il suo disagio. Visibilmente imbarazzato, Vittorio lo ringraziò con una forte stretta di mano e un timido abbraccio. Anche in seguito, però, rimase sempre nel dubbio di chi avesse poi pagato il resto del conto. Non scoprì mai se fosse stato lo stesso signor Laroga, il dottor Tinala o il signor Jaga. Ogni volta che lo chiese, infatti, tutti e tre rimasero sempre sul vago.

L'igegnere Ghettisnama

Vittorio l'ha conosciuto tramite il dottor Tinala durante una cena di gala. E' un vero e proprio disegnatore del territorio.... una figura fondamentale per il progetto di Vittorio.

«Buonasera a tutti e grazie per l'accoglienza», esordì l'ingegnere Ghettisnama. «In vita mia ho già fatto molte mappe, in Italia e all'estero. Devo però confessarvi che in questo caso lavoro è stato particolarmente complicato. Questo perché, in sostanza, molti dei toponimi storici di queste colline erano andati perduti e non comparivano neanche nelle mappe più vecchie. La ricerca è stata molto lunga e senza l'aiuto degli anziani di questi luoghi, non sarei mai riuscito a portare a termine il lavoro. Detto questo, però, si è trattato di uno dei lavori più interessanti che abbia mai fatto. Ricostruire la storia di queste colline, per me ha significato riportarle in vita valorizzandole nel miglior modo possibile»

I VIGNETI DELLA VALLE GHENZA 2001-2019
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